Il Presidente della Repubblica

A 19 anni era pacifista e socialista. Contrario alla guerra, ciononostante allo scoppio della Prima Guerra Mondiale fece il suo dovere di cittadino e si arruolò nei mitraglieri.
A 29 anni fu arrestato la prima volta, perché aveva stampato e distribuito un volantino dal titolo decisamente esplicito: “Sotto il barbaro dominio fascista”, in cui denunciava le responsabilità di Mussolini nell’omicidio di Matteotti. Non provò nemmeno a difendersi. Ammise di essere socialista e antifascista e fu condannato a otto mesi di carcere.
Dopo altre azioni sovversive fu condannato al confino, ma prima organizzò la rocambolesca fuga dal carcere di Filippo Turati, in motoscafo dalla Liguria alla Corsica.
Poi l’esilio a Nizza. Anni durissimi, in cui fece di tutto per mantenersi, dall’imbianchino al muratore, ma non smise mai la sua attività clandestina contro il regime.
Rientrò in Italia nel 1929, per essere subito arrestato di nuovo. Condannato questa volta a dieci anni di reclusione, la madre preoccupata per il suo stato di salute (aveva la tubercolosi e in carcere non veniva curato adeguatamente) nel 1933 presentò domanda di grazia. Ma lui, orgoglioso e fiero, scrisse al Presidente del Tribunale per prendere le distanze: «Non mi associo a simile domanda perché sento che mancherei alla mia fede politica, che più d' ogni altra cosa, della mia stessa vita, mi preme».
La domanda di grazia venne rifiutata. Pertini resta in carcere fino all’agosto del 1943.
Diventa uno dei capi della resistenza a Roma. Il 10 settembre è a Porta San Paolo a combattere contro i tedeschi. A ottobre, viene arrestato di nuovo, rinchiuso nel carcere di Regina Coeli in attesa del plotone di esecuzione. Ma grazie a un gruppo di partigiani, riuscirà a evadere insieme a Saragat e ad altri detenuti politici, e continuerà a combattere nella Resistenza fino alla Liberazione.
Questa è solo una parte della vita di Sandro Pertini.
Poi ci sono tutti i ricordi di un Presidente speciale che non è entrato solo nella storia, ma anche nel cuore di ognuno di noi.

Oggi è la giornata giusta per ricordarlo.
Speriamo se ne ricordino anche quei signori che nei giorni scorsi hanno offerto uno spettacolo indecoroso, e magari si ricordino anche del senso dello Stato e delle Istituzioni.
La farfalla della gentilezza
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