Khaled Abdul-Wahab: lo Schindler tunisino.

Lo Schindler tunisino.
Khaled Abdul-Wahab era una persona molto in vista a Mahdia, una città costiera in Tunisia. Era il figlio di Hasan Husni Abdul-Wahab, famoso storico, intellettuale e anche ministro.
Negli anni trenta Khaled aveva viaggiato molto, era stato in Francia e poi aveva studiato arte e architettura a New York.
Con l’occupazione nazista in Tunisia, la comunità ebraica era in pericolo. La maggior parte degli ebrei tunisini, dopo aver subito la confisca dei beni e l’obbligo di indossare la stella gialla, fu mandata nei campi di lavoro forzato, mentre una minoranza finì nei campi di sterminio in Europa.
Quando nel 1942 le truppe tedesche arrivarono a Mahdia, cominciarono immediatamente a cacciare le famiglie ebree dalle loro case.
Ad esempio, la famiglia di Jacob Boukris e Odette Bokkara e i loro tre figli. Una di loro, Annie, era solo una bambina, ma ricorda chiaramente quando arrivò un soldato tedesco con un ultimatum: un’ora di tempo per lasciare la loro abitazione.
Con i pochi oggetti che i tedeschi non avevano requisito, la famiglia Boukris trovò ospitalità in una fattoria fuori dal paese, dove si erano rifugiati anche altri ebrei rimasti senza casa.
Khaled era musulmano, aveva viaggiato, conosceva le lingue, e si trovava quindi ad avere frequenti contatti con i nazisti che avevano bisogno di lui per far da tramite con la popolazione locale. E lui, per ingraziarsi gli occupanti, organizzava cene, offriva da bere, e così poteva carpire informazioni utili.
Una sera durante una cena venne a sapere che un soldato tedesco aveva intenzione di violentare una donna ebrea che aveva intravisto durante il sequestro di un’abitazione. Lui capì immediatamente che si trattava di Odette Bokkara, la moglie del suo amico Jacob, e finita la cena, corse ad avvisare la famiglia. A quel punto decise di trasferire loro e tutti gli altri ebrei ospiti della fattoria in una sua proprietà isolata.
Fino all’arrivo degli inglesi, nell’aprile del 1943, tenne nascoste ben 24 persone. Perché prima vivevano tutti insieme in Tunisia, ebrei, non ebrei, italiani, francesi, arabi. Ma, come racconta la figlia Faiza Abdul Khaled: "eravamo tunisini, prima di essere musulmani o ebrei, mangiavamo lo stesso cibo, condividevamo la stessa vita”.
Khaled Abdul Wahab è morto nel 1997, all’età di 86 anni, senza mai raccontare a nessuno cosa era successo durante gli anni della guerra. Con i familiari minimizzava “sì, ho ospitato qualche famiglia, tutto qui”.
La sua storia è stata resa pubblica solo anni dopo, grazie agli sforzi e alle ricerche di uno scrittore americano, Robert Satloff, che era stato contattato da Annie, ormai anziana, che voleva far sapere al mondo la storia del suo benefattore.
Perché questi atti di generosità e altruismo non possono essere ignorati o dimenticati, ma vanno sempre ricordati. Per ricordarci che siamo anche capaci di fare il bene.
La farfalla della gentilezza
Il libro di Robert Satloff in cui è raccontata la storia di Khaled Abdul Wahab è: "Tra i giusti. Storie perdute dell'Olocausto nei paesi arabi", Marsilio 2008.
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