La Fortuna di nascere dalla parte fortunata del mondo...

“Essere poveri non è un crimine. Essere orfani non è un crimine. Essere disabili non è un crimine… Non l’abbiamo scelto, non ce la siamo andata a cercare. Non abbiamo distrutto i nostri Paesi e non avremmo potuto fare nulla per salvarli. Abbiamo perso tutto quello che avevamo laggiù... Anche essere profughi non è un crimine, anche se siamo sotto processo dal giorno in cui siamo arrivati qui. Abbiamo dei sogni, proprio come te... e tutto quello che chiediamo è la possibilità di scrivere il nostro destino… e non te lo chiedo perché tu sei ricco e noi poveri, ma perché tu hai dei diritti e noi no”.
Questo l’appello disperato di Juju, una ragazzina in fuga da violenza e povertà, finita nell’inferno del peggior campo profughi di un mondo stravolto e impazzito, dove la speranza è un lusso, e anche solo restare con le persone care è un sogno quasi impossibile. Dove i bambini vengono separati dalle loro famiglie, i diritti negati, tra sovraffollamento, condizioni igienico-sanitarie tremende, e se da una parte la fiducia nel prossimo viene seppellita sotto il peso di umiliazioni e mortificazioni, dall’altra rimane l’idea che un futuro migliore, per quanto improbabile, esista, “sempre un po’ più in là”.
È per questo motivo che le persone, armate di coraggio straordinario, tanta disperazione e altrettanta immaginazione, partono. Abbandonano tutto e provano la lotteria di un viaggio, che non andrà bene per tutti, ma qualcuno forse ce la farà, e forse potrà aiutare chi è rimasto indietro.
Partono, perché se il tuo paese brucia, lo faresti anche tu, come Juju che è italiana e scappa da un’Europa in fiamme e cerca rifugio in Turchia.
Tranquilli, Juju non esiste, è un personaggio creato da Nicolò Govoni nel suo libro “Fortuna”.
Ma Juju potrebbe esistere. Perché è solo un caso della vita se noi siamo nati dalla parte giusta del mondo, ma sarà sempre così?
In realtà Juju esiste. Solo che si chiama Karima, Fara, Jamila, Nadia, Laleh. E noi non possiamo fare finta di non vederla o chiudere gli occhi. Nicolò Govoni non si è voltato dall’altra parte, e sta provando a fare qualcosa, la cosa forse più utile e necessaria di tutte: crea scuole internazionali nei posti più disperati del mondo. Ha iniziato in Grecia, dove ha fondato Mazí, scuola e luogo sicuro per i bambini dell’hotspot di Samos. Ha continuato in Siria, ad Al Dana, per offrire una scuola ai bambini provati da anni di guerra, e poi in Turchia e in Kenya.
Immagine prodotto
La sua associazione “Still I rise” offre istruzione e pasti caldi, ma soprattutto restituisce speranza e dignità a chi non ha più nulla.
Noi oggi siamo quelli fortunati che si trovano nella parte fortunata del mondo, e abbiamo il coraggio di lamentarci anche solo se incontriamo per strada queste persone disperate. Aiutiamoli a casa loro, dice qualcuno. Nicolò Govoni lo sta facendo in prima persona.
Noi possiamo aiutare lui ad aiutarli. Come? Sostenendo Still I rise, seguendo le sue iniziative, comprando e regalando il suo libro.
Perché è Natale, perché possiamo essere gentili, possiamo scegliere di essere gentili, verso persone che sono come noi, e non hanno nessuna colpa di essere diventati profughi.
Perché, come dice Juju: “l’opposto della povertà non è la ricchezza. È la giustizia.”
La farfalla della gentilezza
(Fortuna è il titolo del libro di Nicolò Govoni, Rizzoli, 2021. Un libro che non lascia indifferenti. Un libro che fa riflettere.)
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